Per quanto riguarda la pratica, esistono numerosi stili e/o scuole di Kali con tecniche piuttosto diverse tra loro nei quali spesso anche i termini utilizzati variano molto (anche in considerazione dell'area geografica dove vengono praticati).
Di seguito verranno elencati solo alcuni degli aspetti (e dei termini) della pratica che possono essere considerati piu' o meno comuni ad ogni stile.
1) Pratica armata
Il praticante impara ad utilizzare le seguenti armi:
bastone (olisi) singolo o doppio di 70 cm circa;
spada, arma lunga da taglio che puo' avere una lama diritta, pesante e lunga oltre 60 cm, con due punte (kampilan), una lama corta e curva (barong, bolo) ovvero essere uno strumento da lavoro utilizzato occasionalmente per la guerra (machete);
coltello, a lama diritta (baraw), a lama serpentata/ondulata (kriss o keriss), a lama uncinata (karambit);
espada y daga, la combinazione di un'arma da taglio lunga o di un bastone lunga (tenuta/o nella mano forte) ed un coltello (tenuto nella mano debole);
tabak-toyok (piu' noto con il termine giapponese nunchaku) o altre armi flessibili (catene, corde);
bastone medio (dos manos), lungo circa 100 cm;
bastone lungo (sibat), ca 170-200 cm .
La pratica avviene solitamente in coppia, eseguendo esercizi preordinati e poi via via sempre piu' liberi da vincoli, anche contro piu' avversari.
2) Pratica a mano nuda
Il praticante impara a combattere nelle seguenti aree:
panantukan, l'arte del combattimento a mani nude;
sikaran, l'arte di tirare i calci, normalmente sotto la cintura per non esporre la gamba a contrattacchi avversari specie qualora la controparte fosse armata;
dumog o buno, la lotta con leve articolari.
Anche qui la pratica avviene prevalentemente a coppie.
In alcuni casi e prevalentemente a corta distanza si utilizza un esercizio in cui i due atleti si scambiano ciclicamente colpi in una determinata sequenza (hubud), parandoli a vicenda.
Il ritmo viene poi periodicamente interrotto con l'inserimento di tecniche e/o finalizzazioni.
Tali esercizi servono a sviluppare il tempismo nei praticanti, abituandoli inoltre a percepire i movimenti e gli attacchi dell'avversario con il tatto anziche' con la vista, ritenuta troppo lenta per una efficace difesa a corta distanza.
3) Costumi
La pratica per lo piu' e' priva di formalismi: nelle Filippine i singoli maestri (guro) insegnano in piccole palestre a pochi allievi, in un ambiente molto familiare.
Vengono utilizzati vestiti comodi (kimoni o vestiti tradizionali filippini, normalmente di colore rosso o nero) o, in occidente, t-shirts.
Le scuole Filippine raramente prevedono gradi e/o cinture, mentre in occidente, stante il maggior numero di allievi per classe, molte scuole hanno deciso di adottare dei gradi per motivi di uniformita'/razionalita' d'insegnamento e di organizzazione.